Risanamento aziendale

Risanamento aziendale

Risanamento aziendale

Risanamento aziendale e ristrutturazione del debito:  come sfruttare i vantaggi dell’articolo 67 della Legge Fallimentare mettendosi al riparo dall’insolvenza verso i creditori.

La Legge attualmente in vigore (R.D.  n. 267/1942 e successive modifiche) prevede la possibilità per le tutte quelle aziende in crisi, che dimostrino di avere elementi su cui fare affidamento per il recupero dei propri crediti, di adottare una serie di misure atte a favorire il risanamento aziendale dell’impresa ed evitare la dichiarazione di fallimento.

IL FATTORE TEMPO. Il fattore tempo è essenziale nell’affrontare le crisi d’impresa; se l’azione di risanamento è tempestiva, essa ha più possibilità di portare a risultati positivi. Gli effetti negativi della situazione di crisi tendono infatti a peggiorare e ad investire nuove aree aziendali e più il tempo passa, maggiore è la velocità degli sviluppi negativi.

Lo studio e i suoi professionisti

I diversi professionisti dello Studio, Dottori Commercialisti, Avvocati e Revisori Legali, vantano un’importante esperienza in tema di risanamento aziendale e procedure concorsuali, sia nella veste di organi nominati dal Tribunale, sia per aver assistito tanti imprenditori nella  presentazione di piani di risanamento e/o di concordati preventivi.

Si tratta di un momento estremamente delicato, che vede coinvolte tante posizioni sul piano giuridico ed umano: l’imprenditore con il suo patrimonio e i suoi profili di responsabilità; i dipendenti e i fornitori, con le loro legittime aspettative; gli istituti di credito, che hanno creduto nel business; la collettività; ecc. ecc..

In questi casi, il professionista deve fornire in modo più oggettivo possibile il suo punto di vista, così da indirizzare al meglio l’imprenditore e fargli assumere le decisioni più coerenti e tempestive, nell’interesse proprio e di tutti i soggetti che con esso interagiscono.

La crisi Aziendale

È uno stato di grave instabilità originato da rilevanti perdite economiche e di valore capitale, da conseguenti forti squilibri finanziari, dalla diminuzione della capacità di credito (per perdita di fiducia), dall’insolvenza e, in ultimo, dal dissesto, ossia da uno squilibrio patrimoniale definitivo.

– insolvenza →  è misurata in termini di flussi e palesa una situazione di tensione finanziaria (i flussi di cassa generati nell’unità di tempo non sono sufficienti per far fronte ai pagamenti in scadenza) à c.d. asfissia finanziaria (questo vale per qualsiasi dipo di debiti come ad esempio EQUITALIA, FORNITORI, COSTI DEL PERSONALE, ecc.);

– dissesto → è misurato in termini di stock ed identifica una situazione patologica in cui il valore delle attività aziendali è insufficiente a coprire l’ammontare dei debiti.

Risanamenti aziendali

Le politiche di risanamento aziendale e turnaround, enfatizzate anche dalle diverse riforme e rivisitazioni che negli ultimi anni hanno coinvolto la legge fallimentare (oggi anche definita diritto della crisi d’impresa), mirano a risanare situazioni parzialmente compromesse, ma che presentano possibilità di risanamento grazie a capacità inespresse e al recupero di condizioni di efficienza e di efficacia operativa. I professionisti dello Studio effettuano uno screening iniziale dello stato di salute dell’impresa e verificano con imprenditori e manager le chance di riequilibrare, in tempi congrui, le dinamiche gestionali, economiche e finanziarie. In caso di riscontro positivo, viene nominato un advisor ed è predisposto un piano industriale da sottoporre ai creditori sociali, onde trattare condizioni di risanamento che siano compatibili con le politiche di rilancio.

Risanamento aziendale giudiziale o stragiudiziale?

A seconda della gravità della situazione aziendale e prescindendo da ipotesi di chiusura e liquidazione o di concordato preventivo, una società “in crisi”, al fine di recuperare la propria solvibilità con i creditori e sanare l’azienda, può predisporre un piano di risanamento aziendale stragiudiziale (senza nessun intervento del tribunale) oppure sfruttare due importantissimi strumenti giuridici come il piano di risanamento industriale ex articolo 67 L.F. (senza necessario intervento del tribunale  ma munto di valida attestazione professionale) ovvero un accordo di ristrutturazione del debito ex articolo 182-bis L.F..
Scegliere per un piano di risanamento aziendale stragiudiziale, anzichè per un piano di risanamento industriale ex articolo 67 L.F. in genere, presuppone che lo stato di crisi aziendale possa essere risolto in un arco temporale limitato grazie alla conseguente diminuzione del proprio livello di indebitamento aziendale ed attraverso l’adozione di  politiche di riassetto della gestione operativa e strategica dell’impresa comprendendo, eventuali “operazioni straordinarie”.

Lo STUDIO KAT BUSINESS possiede notevole esperienza nella gestione delle crisi aziendali da sovraindebitamento e dei rapporti soprattutto con Istituti di Credito, vantando ottime referenzialità presso il ceto bancario, e nella redazione di piani industriali e finanziari, indispensabili la buona riuscita del processo di risanamento aziendale e uscita dalla crisi.

Lo studio affronta la situazione di difficoltà inizialmente attraverso un meticoloso studio dell’azienda ed in particolare:

  1. Analisi approfondita del bilancio: situazione economica, patrimoniale e finanziaria
  2. Analisi della centrale dei rischi
  3. Analisi delle singole posizioni debitorie
  4. Analisi degli indici di bilancio
  5. Analisi del cash flow
  6. Redazione di una “due Diligence” scritta

In modo, lo studio entra in piena sintonia con il cliente conoscendo in maniera approfondita le problematiche che affliggono l’azienda ed assumendosi sempre per iscritto la responsabilità della propria consulenza relazionando costantemente all’imprenditore il lavoro svolto dai professionisti dello studio.

Ogni criticità riscontrata nell’analisi viene risolta dallo STUDIO KAT BUSINESS, oltre che con i vari professionisti interni, anche grazie anche ad una rete di professionisti con cui collabora che coprono a 360° le specifiche necessità dell’azienda.

Il Piano di Risanamento art. 67 R.D. 16 marzo 1942, n. 267

Risanamento aziendale attestato ai sensi dell’art. 67 L.F.. La legge non prevede particolari requisiti in relazione alla predisposizione di un piano di Risanamento aziendale. Il citato articolo 67, stabilisce soltanto che lo stesso debba apparire “idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria”, sulla base di un parere di un professionista indipendente abilitato che attesti “la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano”. Vantaggio essenziale del piano di Risanamento aziendale redatto ai sensi dell’art. 67 L.F. è che in caso di un eventuale fallimento dell’azienda, tutti gli atti compiuti in esecuzione del piano di Risanamento aziendale non sono soggetti ad azioni di revocatoria fallimentare. In caso, invece di scelta per un accordo di ristrutturazione ex articolo 182-bis della Legge Fallimentare si presume, invece, che la situazione di crisi aziendale sia più grave rispetto all’ipotesi sopra descritta e che sia necessario un intervento più strutturale sull’indebitamento finanziario della società, prendendo in considerazione un arco temporale più ampio e l’adozione di misure volte ad una significativa dismissione di asset aziendali.
A tale riguardo, la normativa di riferimento stabilisce una serie di requisiti ed una specifica procedura a cui l’imprenditore ed i creditori che intendono sottoscrivere l’accordo sono tenuti a conformarsi. A differenza dell’ipotesi del piano di risanamento ex articolo 67, con la ristrutturazione del debito ex art. 182 L.F., è obbligatoria quale condizione di percorribilità del processo, la sottoscrizione di un accordo tra la società in crisi e un ceto creditorio (c.d. creditori aderenti) che rappresenti almeno il 60% dell’esposizione debitoria complessiva della stessa. Peraltro, tale accordo, una volta sottoscritto, dovrà essere depositato dalla società presso il Tribunale in cui si trova la propria sede principale congiuntamente ad una serie di altri documenti, tra cui, una relazione redatta da un professionista abilitato che attesti la veridicità dei dati aziendali e l’attuabilità dell’accordo con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori “non aderenti” all’accordo stesso.

Dal momento in cui l’accordo viene pubblicato nel Registro delle Imprese, i creditori non potranno né iniziare né proseguire azioni cautelari o esecutive contro il patrimonio della società.
Successivamente, il Tribunale pronuncia decreto motivato con cui procederà all’omologazione dell’accordo, oppure al suo rigetto. In casi particolari in cui contro il patrimonio della società siano già in atto procedure cautelari e/o esecutive e l’imprenditore non abbia ancora concluso le trattative per la definizione dell’accordo con i potenziali creditori aderenti, si potrà adire al Tribunale competente, in forza del dettato normativo, depositando una proposta di accordo, insieme all’ulteriore documentazione sopra citata. Tale procedura potrà garantire la sospensione dell’esecutività delle predette procedure esecutive.

Si osserva che, mentre in conseguenza dell’approvazione ed asseverazione di un piano di Risanamento aziendale ex articolo 67, comma3, lett. d) della Legge Fallimentare non è strettamente necessaria la definizione di un accordo contrattuale esecutivo di tale accordo con il ceto creditorio, l’articolo 182 bis della Legge Fallimentare fa espresso riferimento ad un “accordo di ristrutturazione” da stipularsi e depositarsi sia ai fini dell’omologa sia ai fini di pubblicità legale. Anche a seguito di un accordo di ristrutturazione ex articolo 182-bis debitamente omologato, in caso di fallimento dell’azienda, gli atti compiuti in esecuzione dell’accordo non saranno soggetti a revocatoria fallimentare. In aggiunta, ai sensi dell’articolo 182-quinques, qualora l’imprenditore dovesse contrarre ulteriore indebitamento da nuova finanza (anche se proveniente dai soci, con talune peculiarità) nell’ambito di un processo di ristrutturazione, i relativi crediti saranno prededucibili in sede di liquidazione dell’attivo della società.


Si evidenzia peraltro, senza entrare in dettaglio in questo contesto, che un risanamento aziendale tramite accordo di ristrutturazione ex articolo 182 bis della Legge Fallimentare, potrà essere implementato anche ove si procedesse a formalizzare in via preventiva il deposito di una istanza prenotativa di concordato ex art, 161 comma 6, della Legge Fallimentare. Tale ipotesi infatti, garantirebbe alla società, in un arco temporale ben definito, di predisporre (A) un accordo di ristrutturazione ex articolo 182 bis della Legge Fallimentare ovvero (B) un piano di concordato liquidatorio o in continuità. Nel corso del periodo di definizione di alcuna delle due ipotesi di cui ai precedenti punti (A) e (B), la società, non potrà e non dovrà procedere a pagamenti di debiti scaduti ed al contempo risulteranno congelate le eventuali azioni esecutive promosse da terzi creditori. Da ultimo, si segnala che, stante la delicatezza e peculiarità dei profili tecnico legali, è consigliabile SEMPRE per una società che intenda optare per l’adozione di uno degli strumenti di risoluzione delle crisi d’impresa sopra delineati, l’affiancamento di professionisti esperti nel settore sia per gli aspetti legali che aziendalistici.

Per ulteriori informazioni riguardo a questo tipo di finanziamenti, è possibile contattare questo studio professionale (preferibilmente dopo aver compilato ed inviato i documenti allegati nella seguente sezione download).

Download e utili

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SOVRAINDEBITAMENTO 1
SOVRAINDEBITAMENTO 2
SOVRAINDEBITAMENTO 3

Ricerche collegate

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